Il 10 aprile 2026 l’Irlanda è nel pieno di una mobilitazione nazionale contro il caro carburante, giunta al quarto giorno consecutivo. Le proteste, iniziate il 7 aprile, coinvolgono soprattutto autotrasportatori e agricoltori e stanno causando gravi disagi alla circolazione e alla distribuzione.
Nella capitale Dublino, camion e trattori hanno occupato arterie strategiche e il centro cittadino Convogli lenti (“tir lumaca”) hanno congestionato le principali autostrade, con effetti a catena su trasporti pubblici e traffico urbano.
Le proteste non si limitano alla capitale: rallentamenti e presidi sono segnalati anche a Cork, Galway, Limerick e Waterford, con blocchi presso depositi e infrastrutture energetiche. In alcuni casi, le consegne di carburante sono state interrotte, causando le prime carenze locali e limiti ai rifornimenti.
Le richieste dei manifestanti sono chiare: sospensione della carbon tax sui carburanti, riduzione significativa delle accise e introduzione di un tetto ai prezzi di diesel e benzina. Secondo i promotori, l’attuale livello dei prezzi rende insostenibile l’attività economica, soprattutto nei settori agricolo e logistico.
Alla base della crisi vi è anche il contesto internazionale: l’aumento dei prezzi energetici, legato alle tensioni geopolitiche e alle rotte petrolifere, ha amplificato il peso fiscale già elevato sui carburanti in Irlanda.
Fonte: ilsole24ore